IMC per persone anziane

Con l’innalzarsi delle aspettative di vita media della popolazione mondiale, per lo meno di quella occidentale, quello dell’obesità è divenuto un problema che ha ampliato il suo raggio d’interesse e d’incidenza. Si è passati dal dilagare dell’obesità tra gli adulti e dalla recente emergenza tuttora in corso dell’obesità infantile, problema prevalentemente ma non esclusivamente Statunitense, all’attenzione oggi sempre più crescente del problema obesità tra gli anziani.

coppia contenta

Un recente studio del Journal of The American Geriatrics Society ha evidenziato come l’obesità in soggetti di età superiore a 70 anni rischi di abbassare di almeno 10 anni le loro aspettative di vita. Affrontare il problema dell’obesità in una popolazione come quella degli anziani, biochimicamente ben più eterogenea di quella dei quarantenni, non è cosa semplice. Ma disponiamo anzitutto di linee standard che ci permettono di inquadrare il problema.

Partiamo anzitutto dai metodi per misurare l’obesità. La densità corporea in un soggetto umano adulto è calcolabile in funzione dell’indice di massa corporea (IMC). Occorre dividere il proprio peso corporeo espresso in kg per il quadrato della propria altezza, misurata in metri. In base al risultato numerico ottenuto, l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha definito una classificazione in 4 categorie: sottopeso, normale, sovrappeso e obeso. Gli intervalli di riferimento stabiliscono che se il IMC è maggiore o uguale di 25 il soggetto è in sovrappeso, oltre i 30 è obeso. Tuttavia non è ancora risolta la questione se questo scarto punti tra sovrappeso e obesità sia valido anche nella determinazione del rischio di mortalità per le persone anziane.

Questi sono i valori sani/raccomandati IMC per persone anziane:

Età IMC
55 – 64 anni 23 – 28
> 65 anni 24 – 29

Uno studio australiano del 1996 ha monitorato per dieci anni, o comunque fino alla loro morte, più di 9 mila soggetti anziani equamente ripartiti tra uomini e donne. Il monitoraggio ha tenuto conto anche di fattori ambientali – demografici e diversi stili di vita dei differenti partecipanti allo studio. La ricerca ha evidenziato un dato, di primo acchito, sorprendente: i soggetti anziani classificati con un IMC di sovrappeso, avevano un rischio di mortalità inferiore del 13% rispetto ai pari età di peso normale. Tali benefici non sono stati riscontrati invece tra gli obesi. Cosa significano questi dati? I ricercatori australiani che hanno condotto la ricerca ci hanno tenuto da subito a sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. La ricerca non mira a incoraggiare/riabilitare la condizione di sovrappeso tra gli over 70; ma a dimostrare come le soglie per la determinazione di sovrappeso e obesità nei soggetti anziani siano troppo restrittive rispetto alle popolazioni più giovani; evidenziando così l’esigenza di rivedere la classificazione di IMC in una nuova ottica che tenga conto anche delle differenze di età.

E’ stato rilevato infatti come il IMC tenda ad avere un trend di crescita progressiva dai 18 fino ai 65 anni, per poi diminuire lievemente nonostante la naturale tendenza a sostituire la massa muscolare con del tessuto adiposo. Tradotto in altri termini ciò vuol dire che il fisiologico innalzamento del IMC con l’avanzare dell’età, non necessariamente corrisponde ad un aumento del rischio. Anche perché i valori del IMC sono standard, non distinguono tra massa grassa, magra e muscolare; mentre il maggior rischio di mortalità, soprattutto cardiovascolare, è legato esclusivamente all’accumulo di tessuto adiposo. Il dibattito sull’attendibilità o meno del IMC trai soggetti anziani deve tenere conto oltretutto di un altro fattore. L’elevato tasso di mortalità in soggetti con IMC più bassi è legato a situazioni di rischio (malattie degenerative, fumatori cronici, etc) che pur abbassando il IMC non arrecano benefici, ma danno alla nostra salute.

L’obesità è un gravissimo fattore di rischio per la nostra salute, e quanto detto fin qui non vuole incitare ad abbassare la guardia sul problema, col trascorrere degli anni. Tutt’altro, vuole esortare a modificare il proprio modo di stare in guardia: perché ad età diverse corrispondono condizioni di salute, psico fisiche, e fattori di rischio differenti.
Tornando dunque all’esigenza di rivedere la classificazione del IMC nei soggetti anziani, ulteriori studi mostrerebbero come il IMC ottimale in soggetti tra i 70 e i 75 anni si collochi tra 24 e 29 per gli uomini e a circa 26 per le donne.

In conclusione, tutti gli studi (sia quelli citati in questo articolo, sia quelli omessi per evidenti ragioni di spazio) sembrano andare nella stessa direzione. Tenuto conto dell’eterno dibattito sull’artificiosità o meno del calcolo della densità corporea in funzione del IMC, questo dato da solo non è sufficiente a stabilire il grado di adiposità necessario e sufficiente a garantire la giusta longevità nella popolazione anziana. Si è invece sempre più orientati a ritenere che, soprattutto per la popolazione anziana, il prognostico di longevità sia legato principalmente al difficile compito della stabilizzazione del proprio peso corporeo. Mantenere il proprio peso costante col trascorrere degli anni appare impresa improba, eppure è il principale rimedio per ridurre rischi cardiovascolari, o di alterazione degli organi interni, dovuti all’obesità.

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